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ISP Danese blocca per errore 8000 siti

Un errore umano, fatto dalla polizia, ha avuto come risultato il blocco totale di migliaia di siti web per l'intera giornata di ieri. Gli utenti danesi si sono visti presentare dal loro browser un messagio che li informava del blocco del sito da parte della High Tech Crime Unit. La causa: offrire materiale pedopornografico. Il blocco ha interessato circa 8000 siti web. La censura ha diversi aspetti a seconda del Paese in cui viene applicata. I paesi più liberali lasciano libertà agli utenti e intervengono poco sui contenuti. I paesi più oppressivi cercano di mantenere il controllo. Indipendentemente dal tipo di regime, la censura viene largamente utilizzata per limitare la criminalità. Che sia opposizione al regime, pirateria informatica, condivisione di documenti protetti da diritto d'autore o altre forme di illegalità. Ieri in Danimarca Internet non è che sia proprio collassato, ma per migliaia di servizi la giornata non è stata di certo tra quelle più piacevoli. Per alcune ore, gli utenti dell'ISP Siminn, si sono visti rifiutare l'accesso a migliaia di siti web inclusi Google e Facebook. A tutti coloro che tentavano di raggiungere questi siti, veniva mostrata una pagina con un minaccioso messaggio di warning. La pagina era stata bloccata per la protezione dei più piccoli e dei più indifesi: i bambini. L'errore è avvenuto per uno scambio di postazione. Un impoegato dell'ISP è stato messo a lavorare sul pc di un collega e ha salvato un file con una lista di siti in un posto sbagliato. LA lista conteneva oltre 8000 siti web. In poco tempo la lista è stata acquisita da altri ISP e in pochissimo tempo la rete danese è caduta in ginocchio. Ci sono volute ben 3 ore per ripristinare la normalità.

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Mi occupo dei progetti Google relativi a privacy e sicurezza dei dati fin da quando sono entrata a far parte dell’azienda, nel 2003. Nel corso degli anni, a mano a mano aumentavano il numero dei servizi offerti e quello degli utenti, ci siamo resi sempre di più conto di quanto sia importante guadagnarsi e conservare la fiducia delle persone. Questa consapevolezza ci ha portato a creare strumenti innovativi che consentono alle persone di mantenere il pieno controllo delle proprie informazioni e a lavorare con impegno affinché gli utenti comprendano facilmente i nostri impegni relativamente alla privacy. A gennaio abbiamo annunciato l’imminente aggiornamento delle norme sulla privacy di Google e dal 1 marzo queste modifiche diventano effettive. Consci dell’importanza di modifiche di questo tipo, abbiamo intrapreso il più grande sforzo comunicativo nei confronti degli utenti mai attuato prima: gli utenti ricevono una notifica quando accedono al proprio account o quando utilizzano servizi come la Ricerca e abbiamo inviato una email a coloro che dispongono di un account Google. Se utilizzate Gmail, YouTube o qualsiasi altro servizio Google avrete senza dubbio sentito parlare di questo aggiornamento. Come risultato, le modifiche alle nostre norme sulla privacy sono state al centro di una grande attenzione, che giudichiamo in modo positivo perché la privacy è importante. Tuttavia, ciò ha anche dato luogo ad alcuni fraintendimenti. La cosa più importante da tenere a mente è che facciamo tutto questo per rendere più comprensibile il nostro atteggiamento e i nostri impegni relativamente alla privacy e perché Google sia ancora più efficace per gli utenti. Prima di tutto, la semplicità. Google nasce nel 1998 come motore di ricerca. Da allora abbiamo aggiunto una vasta gamma di servizi: Gmail, Google Maps, Chrome, Google Documenti, Android e Google+, solo per citarne alcuni. Al lancio di ogni nuovo servizio abbiamo introdotto nuove norme sulla privacy. Lo stesso ogni volta che abbiamo acquisito un servizio: mantenevamo le norme esistenti. Così facendo, però, si è arrivati al punto in cui leggere tutte queste norme era diventata un’impresa interminabile. Per questo motivo, nel 2010 abbiamo compiuto un primo passo verso la semplificazione, raggruppando una decina di norme di servizi specifici nelle nostre Norme sulla privacy principali. Anche così, però, rimanevano ancora esclusi oltre 70 norme distinte. Il 24 gennaio abbiamo annunciato di aver riscritto con un linguaggio più semplice le Norme sulla privacy principali di Google e di avere consolidato in una le norme di oltre 60 servizi specifici. A partire da oggi è disponibile un unico documento completo che illustra l’impegno in difesa della privacy che adoperiamo nella maggior parte dei servizi Google. In secondo luogo, il nostro obiettivo è creare un’esperienza migliore per gli utenti. Nella maggior parte dei casi, le nostre norme sulla privacy ci consentivano già di combinare le informazioni raccolte in relazione a un determinato servizio con le informazioni di altri servizi quando gli utenti erano connessi all’account Google. Microsoft, Yahoo e altre aziende del Web fanno altrettanto. Questo ci consente di trattare una persona che usa diversi servizi Google come un singolo utente quando è connessa. Oggi, ad esempio, è possibile aggiungere immediatamente un appuntamento al Calendario Google quando in Gmail si riceve un messaggio che annuncia una riunione. È possibile condividere indicazioni stradali con una delle proprie cerchie di Google+ senza abbandonare Google Maps. O ancora, è possibile prendere direttamente l’indirizzo di email di qualcuno che si vuole invitare a condividere un documento su Google Documenti da Gmail. Tutto questo è semplicissimo e intuitivo e consente di risparmiare tempo. Tuttavia, le nostre precedenti norme sulla privacy limitavano la possibilità di combinare le informazioni all’interno di un account per due servizi: la Cronologia web (cronologia delle ricerche per gli utenti che utilizzano il motore di ricerca quando sono loggati nel proprio account) e YouTube, un servizio che abbiamo acquisito nel 2007. Quindi, se un utente loggato cercava ricette di cucina su Google, le nostre vecchie norme sulla privacy non ci consentivano di suggerire video di ricette quando l’utente visitava YouTube, anche se era loggato e utilizzava lo stesso account Google per entrambi i servizi. Ora la nostre Norme sulla privacy aggiornate rendono chiaro che quando un utente è connesso possiamo combinare le informazioni fornite in un determinato servizio con le informazioni di altri nostri servizi. Riteniamo che questo porterà a rendere più utili informazioni di vario tipo: risultati di ricerca, annunci e qualsiasi altro elemento di interesse per l’utente. Il nostro approccio alla privacy non cambia. Queste modifiche non comporteranno la raccolta di nuove informazioni, non modificheremo le impostazioni della privacy delle persone né venderemo le informazioni personali dei nostri utenti agli inserzionisti. Desideriamo solo utilizzare le informazioni di cui siamo già in possesso per migliorare la loro esperienza come utenti. Chi non ritiene che la condivisione di informazioni possa migliorare la sua esperienza come utente non è obbligato a eseguire l’accesso per utilizzare servizi quali Ricerca Google, Google Maps e YouTube. Se si è loggati, è possibile utilizzare i vari strumenti per la privacy di Google, ad esempio per modificare o disattivare la cronologia delle ricerche o la cronologia di YouTube, gestire il modo in cui Google personalizza gli annunci in base ai propri interessi o per navigare sul Web in incognito con Chrome. È addirittura possibile separare le proprie informazioni usando account diversi. In altre parole, è possibile utilizzare la gamma completa di strumenti Google che garantiscono trasparenza e controllo sui propri dati. La nostra attenzione nei confronti della privacy è rimasta immutata e continueremo a cercare modi per aiutare gli utenti a comprendere e controllare le modalità di utilizzo delle informazioni che ci affidano. Giusto la scorsa settimana ci siamo uniti alla Casa Bianca e ad altre aziende del settore in favore della proposta “Do Not Track”, ovvero l’aggiunta di un pulsante che offre agli utenti la possibilità di limitare a piacere le informazioni che possono essere monitorate durante la navigazione e abbiamo spiegato con chiarezza i controlli dei browser. Garantire trasparenza, controllo e sicurezza rimane fondamentale per conservare la fiducia degli utenti; è proprio per gli utenti che Google è stato creato e riteniamo che queste modifiche renderanno i nostri servizi ancora migliori. Scritto da: Alma Whitten, Director of Privacy for Products and Engineering, Google Inc.

Continua a leggere: Le norme di Google diventano più semplici ma l’attenzione alla privacy resta immutata

FileLab Video Editor è uno strumento funzionante direttamente online che permette di effettuare diverse operazioni sui video. FileLab Video Editor. Inserisci più di una cinquantina di transizioni disponibili tra i clip video. Imposta la loro durata. Utilizza la timeline per una modifica più precisa. Sovrapponi immagini/video al tuoi filmati, definisci la loro trasparenza, l'orientamento e la posizione. Aggiungi una traccia audio e vedi il risultato in anteprima direttamene nel browser. Sono supportati tutti i formati video chiave, incluso HD video. Carica video di formati diversi e salvali per riprodurli con i dispositivi portatili più diffusi come Android, iPhone e iPad.

Continua a leggere: FileLab Video Editor – Strumento semplice per modificare i tuoi video in linea

Pubblicato in: Browser , Gmail , Google Chrome Su Google Chrome ci sarà la possibilità di integrare Gmail come client di posta elettronica predefinito. Il tutto rientra nella strategia della società di Mountain View che sta tentando sempre di più di proporre i propri servizi nell’ambito di un processo di integrazione, che dovrebbe facilitare la vita online dei suoi utenti. Anche questa novità non fa altro che porsi questo obiettivo: organizzare tutti i servizi di Google , in modo che siano sempre più interrelati tra di loro.

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  • Microsoft, Google e Netflix propongono una estensione all’implementazione di HTML5 per il playback di contenuti protetti. Nel W3C si alzano gli scudi: il DRM nei browser open source e’ inutile. E l’hardware?

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    A meno di due mesi dal rilascio dell’ultima versione, Google lancia la nuova release del browser che assicura una navigazione piu’ veloce e sicura

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  • Adobe ha annunciato qualche ora fa una decisione molto discutibile: Flash Player , il popolare plugin per il browser, sarà disponibile soltanto con Chrome — almeno, su Linux a 32-bit e a 64-bit. È il risultato d’una partnership stretta con Google. Il plugin utilizzerà Pepper Plugin API ( PPAPI ): altri browser potrebbero beneficiarne. Il download diretto di Flash Player dai server di Adobe non sarà più possibile per Linux, mentre gli altri sistemi operativi non risentiranno della novità. La società sostiene che sarà distribuita una versione di debug del plugin affinché sia possibile valutare l’integrazione su altri browser, però non è ancora stato deciso il come. PPAPI può essere potenzialmente implementato su tutti i browser, ma costituisce un sostituto delle Netscape Plugin API ( NPAPI ) di Firefox e – in futuro – sarà legato al Native Client ( NaCl ) di Chrom*. Per utilizzare Flash Player serviranno entrambi e, comunque, gli sviluppatori dovranno passare da Google per il supporto del plugin . Aggiornamento : corretto il refuso nel titolo. Via | Adobe Sorpresa, Adobe distribuirà Flash per Linux soltanto su Google Chrome

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    Il gruppo di sviluppo di Chrome sta lavorando ad un sistema che genera automaticamente le password e che dovrebbe aiutare gli utenti nel rendere maggiormente sicure le loro identità online con password differenti per siti differenti e che sono completamente random e quindi dificilmente craccabili. Quanti di vuoi infati usano pasowrd completamente random? Ma soprattutto quanti di voi usa una pasowrd diversa per ogni sito? E' uso piuttosto comune averne una per tutte le applicazioni protette da passowrd. Ma in questo modo, una volta scoperta la password, si aprono tutte le porte. Il sistema individuerà i siti che richiedono una login e aggiungeranno un elemento randomico alla password, dando quindi all'utente la possibilità di scegliere che sia Chrome a gestire le password. Le versioni iniziali creeranno password su base individuale, su richiesta dell'utente, ma il team di sviluppo di Google ha dichiarato che “ad un certo punto, in un futuro che speriamo sia abbastanza prossimo, vorremmo che fosse possibile fare in modo che Chrome sia in grado di cambiare automaticamente le password, se il sistema sospetta che ci sia stato un tentativo di hacking dell'account”. Chrome è gia in grado di tenere a mente le password, una feature che ha in comune con quasi tutti igli altri browser, ed è anche in grado di sincronizzarle su diversi dispositivi, con uno scambio di informazioni criptate. Anche l'idea della generazione automatica delle password non è proprio una novità, ma per ora era una prerogativa di software adizionali e a pagamento. Nel caso di Chrome si tratterebbe di una feature inserita nel browser.

    Continua a leggere: Le future versioni di Chrome potrebbero scegliere le password per voi

    P3P, Facebook difende Google

    Facebook si trova costretto a difendere Google contro le accuse Microsoft poiché ha aggirato lo standard P3P per le medesime esigenze del gruppo rivale.

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    In base alla roadmap stilata da Mozilla per Firefox, nel 2012 saranno introdotti diverse innovazioni nel browser, incluso un nuovo tema chiamato Australis. Peccato che, a causa delle limitazioni del GTK, su Linux non saranno ancora supportate le tab nella barra del titolo.

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