Informazioni tecnologiche
1 ott
ASK Homework ha da poco rilasciato su App Store una nuova versione del noto gioco Real Pinball, intitolata X-Games. Grazie ad una rivoluzionaria grafica 3D e ad una fisica realistica, il divertimento è assicurato. La particolarità di Real Pinball – X Games risiede negli obiettivi che i giocatori dovranno raggiungere. Si avrà infatti la possibilità di giocare a 5 giochi differenti e modalità attivando combinazioni e jackpot. Nonostante i cambiamenti, questa versione riproporrà delle caratteristiche già conosciute come la funzione REWIND e SLOW-MOTION, con le difficoltà Arcade e Simulation. Gli aspetti principali di Real Pinball – X Games riguardano una rivoluzionaria grafica in 3D con supporto al Retina display, palline con dimensioni differenti, sei modalità di visualizzazione, effetti di luce speciali, una fisica ottimizzata che ci permetterà di rendere ancor più realistiche le nostre partite, ed ultime ma non meno importanti il supporto ad OpenFeint, Game Center e le due già citate modalità Arcade e Simulation. Real Pinball – X Games è disponibile su App Store ed è attualmente scontato del 50% al prezzo di 0,79€.
Continua a leggere: Real Pinball – X Games, un rinnovamento del classico gioco sul vostro iPhone1 ott
Da qualche giorno Electronic Arts ha rilasciato in App Store FIFA 12, ultimo arrivato della fortunata saga calcistica per PC e Console, e dopo i minuti passati in anteprima nella sede EA abbiamo finalmente avuto modo di provare approfonditamente il gioco potendone apprezzare in fondo migliorie, pregi e difetti. Cominciamo dicendo che, come lo era stata la versione 2011, a mio parere FIFA 12 è il miglior gioco di calcio sviluppato per dispositivi iOS; come le precedenti versioni il gioco EA gode di tutte le licenze necessarie, potendo vantare oltre 22 campionati, 500 squadre e più di 15.000 giocatori originali per soddisfare la maggior parte dei tifosi-giocatori. Se il comparto grafico per i modelli dei giocatori resta quasi inalterato rispetto all’anno passato (era comunque di ottimo livello ed il migliore in circolazione), un egregio lavoro è stato fatto per rendere più gradevoli all’occhio le nostre partite, aumentando i dettagli dei 32 stadi reali selezionabili e degli spettatori sugli spalti ed aggiungendo le condizioni atmosferiche. Se l’estetica non è stata quasi toccata, la stessa cosa non può dirsi del gameplay, delle animazioni e delle modalità di gioco, ma andiamo con ordine: basta iniziare una partita amichevole per accorgersi dei miglioramenti, le animazioni sono più fluide e i movimenti più realistici, le interazioni tra pallone e giocatore e nei contrasti sono molto più curate, e dopo un fallaccio vedremo rotolare i calciatori in maniera abbastanza credibile. Il gameplay è stata la parte su cui si è focalizzata l’attenzione degli sviluppatori, rallentando l’azione per avere un approccio maggiormente simulativo e meno arcade, e stravolgendo completamente i comandi che a lungo andare risultano davvero più comodi e funzionali delle passate edizioni. La versione per i casual gamer prevede tre tasti “azione” disposti ad “L” sulla parte inferiore destra dello schermo sostituendo il tasto dedicato ai passaggi filtranti con uno per lo sprint; questa opzione è decisamente comoda, non ci obbliga a “scattare” tutte le volte che per sbaglio tiriamo troppo la levetta analogica virtuale (cosa che ci faceva ritrovare con i giocatori perennemente stanchi nel momento del bisogno) e permette comunque di utilizzare i passaggi filtranti, sfruttando l’opportunità di “tirare” verso l’alto i restanti tasti azioni: in base al luogo del campo dove ci troveremo potremo in questo modo effettuare i classici filtranti alti e bassi o sulle fasce cross rasoterra o tagliati al centro. In fase difensiva il tasto sprint svolgerà anche la funzione di contrasto morbido evitando quell’effetto antipatico della versione precedente (in cui si usava il tasto del passaggio) in cui una volta rubata la palla spesso la si tirava in avanti per sbaglio; belle le nuove funzioni (tutte ottimamente spiegate nel tutorial) del “gioco di prima”, della possibilità di allungarsi la palla, far uscire il portiere o raddoppiare la marcatura (quest’ultima solo con i comandi avanzati) che per poco mi fanno quasi dimenticare di avere tra le mani un telefono. Cambiamenti anche nelle situazioni dei calci da fermo: battuta della rimessa dal fondo con il portiere, rigori e punizioni dove non avremo più i soliti tasti per il passaggio, lancio lungo o tiro ma dovremo effettuare con il dito uno swipe sul pallone (come per battere le punizioni nei numerosi giochi stile Flick Kick Football presenti in App Store). Per quanto riguarda le modalità di gioco, come nella passata stagione, non abbiamo grandi opportunità: le modalità coppa e campionato sono state sostituite da “un’unica” manager mode che ci permetterà di prendere a tutto tondo il controllo della nostra squadra gestendone il bilancio, i contratti dei calciatori, il calciomercato, gli allenamenti ed ovviamente la formazione permettendoci di giocare persino Champions Leage e super coppe di lega; le restanti modalità sono la ovvia quick match (dove potremo giocare anche con le nazionali), allenamento ed una nuova “sfida del giorno” dove avremo un paio di possibilità di adempiere al compito proposto (segnare un gol negli ultimi minuti, segnare una punizione e simili) con possibilità di sbloccare alcuni achievements che sono ormai parte integrante del gioco. La modalità multiplayer è misteriosamente sparita dai nostri iPhone, nonostante la versione per iPad goda dell’ormai chicca dei telefonini-controller, non ci sarà possibile giocare con i nostri amici se non disponiamo del tablet Apple; ricordiamo che anche l’anno passato FIFA 11 venne presentato senza multigiocatore per poi essere aggiornato (come speriamo avvenga anche quest’anno) solo a distanza di qualche mese. Ultima migliori p stata apportata ai replay che finalmente possono essere salvati sul dispositivo ma che, contrariamente a come si dicesse in giro precedentemente, non sono riuscito a caricare su youtube. In conclusione direi che anche quest’anno Electronic Arts ci ha regalato un ottimo prodotto, con qualche difetto ma che sicuramente vale i 4,99 € spesi per l’acquisto. Potete scaricare FIFA 12 da App Store utilizzando direttamente questo link.
Continua a leggere: FIFA 12: il meglio del calcio mobile – recensione iPhoneItalia30 set
Di Alex D’Agosta Il futuro del mobile passa da San Diego, non c’è dubbio. Molti obietteranno che le soluzioni software più gettonate provengono dalla Silycon Valley, stessa costa ma molto più a nord, e che l’hardware notoriamente è costruito o assemblato fra Giappone, Corea del Sud, Cina e Taiwan. Bene, ma Qualcomm, dal sud della California, è il portatore di innovazione più attivo e prolifico del momento in tema di microchip e integrazione di tecnologie. Le notizie trabordano di novità da lasciare a bocca aperta esperti, operatori e ogni tipo di appassionato, facendo già sentire l’odore di obsolescenza precoce per tutti i dispositivi del proprio corredo mobile. Si parte con l’annuncio di processori quad core all’interno di unità mobili ma, superando di gran lunga nVidia, capaci di arrivare sino alla roboante frequenza di 2.5 Ghz. Un regime che verrà raggiunto solo dai processori di punta e i più remoti nella copiosa roadmap annunciata, ma si tratta ovviamente di unità in grado di far impallidire e invecchiare davvero in fretta i tanto decantati e recentemente lanciati dual core che gravitano intorno al gigahertz. Questa famiglia di unità è commercialmente definita S4 e sarà caratterizzata da tecnologia a 28 nanometri, ma da ora ad allora sentiremo parlare di tante classi intermedie (S1, S2, S3) in dotazione a una grande quantità di dispositivi che verranno lanciati nel 2012. L’altra grande notizia collegati a questi Snapdragon S4 è che durante l’evento turco, in contemporanea mondiale, è stato annunciato con grande anticipo sulla concorrenza il supporto a Windows 8, che costituisce una doppia ghiotta notizia: da un lato l’entrata ufficiale di Qualcomm nel mercato Pc e dall’altra una sempre più probabile (e inesorabilmente inarrestabile) tendenza ad assottigliare le differenze fra sistemi operativi mobili e per computer desktop. In contemporanea a questo annuncio, come confermato da Enrico Salvatori (resp. divisione chipset per Qualcomm in Europa), è stato reso noto che gli Snapdragon saranno protagonisti dei primi Windows Phone by Nokia, in uscita nei prossimi mesi. Al di là delle grandi notizie, Qualcomm ha però mostrato i muscoli, mostrando una forma davvero smagliante su tutti i temi più spinosi del mobile attuali. In sostanza, la presentazione mostrava una risposta pronta e calcolata per ogni tematica che deve far “quadrare il cerchio” della necessità di offrire un servizio e una prestazione senza penalizzare autonomia e affidabilità. In buona sostanza, Qualcomm ha tenuto a precisare di aver studiato e integrato con la massima attenzione tutto ciò che serve in tema di connettività e potenza di calcolo su sui chip, senza farsi mancare nulla e potendo garantire ottimi livelli di consumo dei dispositivi grazie a ottimizzazioni hardware e software. I chip di Qualcomm, come visto in unità di test nella sezione demo dell’evento, sono in grado di offrire riproduzione in 3D ad alta risoluzione con consumi ragionevoli. Grazie all’acquisizione di iSkoot, l’unione di hardware e software consentirà ai dispositivi di essere sempre più social, rimanendo loggati su tutti i network desiderati ma senza un consumo eccessivo di banda perchè ci pensa il programma a ottimizzare il consumo di Cpu e la trasmissione di dati. E a proposito di ottimizzazione, si è visto anche come può essere efficiente giocare o condividere dati in locale con tecnologie più semplici dell’attuale utilizzo del Wifi o del Bluetooth, almeno per le difficoltà che oggi richiedono in termini di sicurezza e impostazioni. La sfida di Qualcomm è offrire la massima sicurezza e privacy con un’immediatezza di utilizzo senza confronti. Ma integrare tecnologie non vuol dire solo pensare a giochi, multimedia o “frivolezze” del genere. Qualcomm ha mostrato inoltre come oltre al calcolo e alle comunicazioni radio, sia stata capace di essere la prima a integrare il sistema satelittare Gps con il Glonass, offrendo una precisione e un’affidabilità senza pari in ogni luogo del mondo. E a proposito di localizzazione, Qualcomm offre la prima soluzione per garantire il funzionamento della celebre “scatola nera” di emergenza e soccorso che sarà obbligatoria su tutti i veicoli europei a partire dal 2015 (ma in Russia già dal 2013). Qualcomm ha poi stupito anche sul fronte dell’healthcare, una divisione meno nota ma che promette grandi risultati nello sport, nel fitness ma anche nella cura e nel controllo dell’anziano e del paziente con patologie che richiedono monitoraggio costante. La cosa più interessante vista era una fascia del tutto simile a quella di un cardio frequenzimetro che però controlla cinque parametri ed è già usata a livello sperimentale nell’NFL americano. Un gingillo che unito a un telefono di nuova generazione cambierà di molto il rapporto con gli allenatori, con i medici, con i parenti e i professionisti che devono tenere d’occhio e studiare una determinata persona.
Continua a leggere: Tante sorprese da Qualcomm a Istanbul29 set
Sony Ericsson ha firmato un accordo con Square Enix, il produttore di giochi per Playstation, che ha accettato di convertire alcuni dei suoi gioni per l’Xperia Play. Il primo titolo che potremo giocare sul “Playstation Phone” sarà Lara Croft and the Guardian of Light. Condividi…
Continua a leggere: Lara Croft pronta ad esibirsi sull’Xperia Play29 set
Alcatel OT 806 egrave un cellulare Dualband touchscreen con tastiera QWERTY completa dal design moderno e giovanile. Possiede display TFT touchscreen da 2.8 pollici con 262K colori e risoluzione 320 x 240 pixel. La fotocamera egrave da 2 MPixel e scatta foto con una risoluzione massima di 1600 x 1200 pixel e zoom digitale. Possiamo inviare SMS, MMS, Email e possiamo collegarci ad internet e ad altri dispositivi tramite wap, gprs, bluetooth e connessione USB. Alcatel One Touch 806 dispone inoltre di lettore multimediale audio (MP3/WMA/eAAC+) e video (MP4/H.263/H.264), supporto a giochi e applicazioni Java, radio stereo FM con RDS, memo vocali e agenda. La memoria egrave espandibile con microSD fino a 8 GB e la batteria agli ioni di litio (Li-Ion) da 850 mAh garantisce un’autonomia di 450 ore in standby o 6 ore e 30 minuti in conversazione o 35 ore di ascolto musicale.
Continua a leggere: Alcatel OT 80626 set
Dopo essere stato annunciato per la prima volta durante l’E3 2006, Dead Island ha nel corso degli anni fatto in modo che si siano perse le sue tracce in modo quasi completo: almeno fino all’inizio di quest’anno, quando il team di sviluppo Techland (Call of Juarez, Nail’d) ha pubblicato un trailer dal grandissimo impatto emotivo, facendo non poco scalpore sulla rete al punto da guadagnarsi anche un Leone d’Oro a Cannes come riconoscimento dell’indiscutibile qualità anche dal punto di vista cinematografico. Da quel momento di febbraio in poi, è stato tutto un crescendo di attesa sia per l’uscita effettiva del gioco, avvenuta all’inizio di settembre, sia per la voglia da parte dei giocatori di saperne qualcosa in più su di un titolo che dopo la visione del suddetto trailer l’immaginazione di molti aveva probabilmente individuato come una sorta di Lost (dati l’isola e l’elevato impatto emotivo del trailer) visto attraverso gli occhi di George Romero, padre di tutti gli zombie. Considerata l’elevata curiosità intorno a Dead Island, anche noi di Gamesblog ci siamo concessi quindi una bella vacanza sull’isola di Banoi, sfruttando il last minute offertoci dalla versione PC di questo gioco, che ricordiamo è arrivato anche su PlayStation 3 e Xbox 360. Seguiteci dopo il break e fate in modo di non lasciare nulla dietro: in assenza di armi da fuoco, ogni cosa è buona per essere tirata in fronte allo zombie di turno! Alla domanda diretta “Cosa è Dead Island?” si può rispondere in modo piuttosto semplice: tutto tranne quello che ci aveva fatto immaginare il suddetto trailer. Delusi? Soddisfatti? Fatevene comunque una ragione: il video sarà anche stato bello, sarà anche stato premiato, vi avrà anche strappato la lacrimuccia, ma di fatto in Dead Island la componente “emozionante” è praticamente assente, visto e considerato che la trama del gioco segue un filo abbastanza lineare, fedele al canone classico zombiesco. Immaginate di essere di sera su di un’isola da favola, impegnati a ubriacarvi come se non esistesse un domani, per poi svegliarvi la mattina seguente in pieno post-sbornia, sentendo urla di ogni tipo e scoprendo ben presto che il vostro resort è infestato dagli zombie e da cadaveri che piovono dal piano di sopra dell’albergo. Da qui partirà ovviamente la ricerca di altri esseri umani sopravvissuti a quanto accaduto nottetempo, insieme ai quali possibilmente fuggire a gambe levate dall’isola tramutatasi da un paradiso a un inferno in piena regola. Per farlo, scordatevi pistole e fucili, o almeno non pensate di poter contare su di loro più di tanto, visto che il cuore delle meccaniche di gioco di Dead Island è infatti il combattimento ravvicinato, fatto di armi più o meno improvvisate raccolte sul luogo: remi, mazze di ogni tipo e tubi diventano quindi i nostri migliori amici. Anche se i fan delle pallottole non saranno d’accordo, si tratta di una scelta stilistica che possiamo definire indovinata, che differenzia sicuramente il titolo sviluppato da Techland da altri del suo genere (di che genere si tratti, stiamo per vederlo) e lancia immediatamente il giocatore nel bel mezzo della propria lotta per la sopravvivenza fatta per l’appunto dell’esigenza di reperire armi sul campo. Dopotutto, svegliarsi mezzi ubriachi su di un’isola vacanziera con un arsenale a propria disposizione per sterminare gli zombie avrebbe alquanto stonato, no? Quando Fallout 3 incontra Left 4 Dead 2 che incontra Far Cry Cosa è Dead Island. Continuamo a provare a dare una risposta a questa domanda analizzando i vari aspetti del gioco: chi si aspettava un emulo di Left 4 Dead 2 rimarrà probabilmente deluso dal vedere una struttura che è di fatto guidata da un sistema di quest classico, proprio dei giochi di ruolo e che nulla ha ovviamente a che vedere con lo shooter Valve. Gli NPC di Dead Island ci affidano missioni primarie e secondarie, lasciando che sia la nostra volontà a decidere se affrontare quelle meno importanti, con tanto di loro raccolta all’interno di un quest journal. Le analogie coi giochi di ruolo non si fermano qui, visto e considerato che il nostro personaggio acquista anche esperienza con il completamento delle missioni e l’uccisione degli zombie, guadagnando la possibilità di usare armi inizialmente precluse (ma perché per un piede di porco bisogna avere il livello 7?) ma soprattutto punti da spendere in un sistema di abilità ad albero, anch’esso sicuramente familiare per gli amanti dei giochi di ruolo. L’elemento di Dead Island Simile a quello di Left 4 Dead 2 è la presenza di quattro diversi protagonisti, impegnati a combattere zombie in modalità soggettiva: a parte questo però, le fatiche di Techland e Valve prendono strade diverse. In Dead Island ci sono diversi background dei quattro protagonisti del gioco, che vanno a riflettersi nelle loro caratteristiche. Essi sono infatti paragonabili alle classi dei giochi di ruolo (con le limitazioni del caso): Sam B, Xian Mei, Logan e Purna, non sono altro quindi che le incarnazioni del classico tank, dell’assassino, del “factotum” e del ranger, con tanto di albero personalizzato dove spendere i propri punti guadagnati al passaggio di livello per ottenere abilità diverse da quelle degli altri. Ogni personaggio ha infatti a disposizione uno skill tree composto da tre ramificazioni principali, in una formula collaudata come World of Warcraft e simili insegnano. Vocazione multiplayer Dopo aver dato un’occhiata alle caratteristiche e ai ruoli dei quattro personaggi, diventa chiaro come Dead Island sia stato concepito principalmente per essere giocato via Internet, grazie alla modalità cooperativa (non disponibile in locale) legata indissolubilmente al filone principale del gioco. È tuttavia possibile, ma non consigliabile, giocare in modalità singola per andarsene in giro da soli in mezzo all’isola, cosa che fa perdere buona parte del divertimento e anzi rischia di finire per annoiare il giocatore, molto più a suo agio in presenza di altri esseri umani – meglio ancora se amici. La presenza di altri giocatori va infatti a integrare la nostra esperienza di gioco, e viceversa, visto che non esistono partite appartenenti a un utente o ad un altro, ma solo la facoltà di unirsi a qualcun altro impegnato nella nostra stessa fase di gioco in modo rapido e indolore: è Dead Island stesso a segnalarcelo, offrendoci la possibilità di premere un tasto per giocare insieme a un altra persona senza dover aspettare particolari caricamenti o passare attraverso delle opzioni. Se inizialmente se ne può fare anche a meno contro gli zombie di livello inferiore, l’esigenza di avere qualcuno a farci compagnia si sente quando i nemici diventano più coriacei, sfruttando anche attacchi particolari. Chi si aspettava un survival horror classico a questo punto sarà probabilmente rimasto più che spiazzato, forse anche deluso. Il livello di tensione offerto da Dead Island non è infatti nemmeno minimamente paragonabile a un Resident Evil e al genere survival horror, sia per le sue ambientazioni ampie appartenenti a un’isola che offre ripari e vie di fuga, sia alla luce del fatto di come la morte viene gestita nel gioco. Una volta passato all’altro mondo, il nostro personaggio finisce infatti per eseguire un vero e proprio respawn degno del miglior deathmatch online, con l’unica penalità di vedersi diminuire la quantità di soldi presente all’interno delle proprie tasche. In realtà, ci si rende presto conto di come anche questo aspetto sia un qualcosa di cui aver paura, visto che il sistema economico del gioco svolge un ruolo fondamentale: con l’uso dei soldi è infatti possibile riparare le proprie armi, dato che tutte quante si deteriorano con l’uso e col passare del tempo, per cui occorre valutarne con attenzione l’uso in fase di combattimento. Tornando alla componente “terrorifica” di Dead Island come dicevamo, anche alla luce dell’importanza della moneta sonante nel gioco è difficile poter pensare di valutare ogni singolo passo quando sai che, anche se morto, ti ritroverai a rispuntare da qualche parte nelle vicinanze senza mandare particolari progressi di gioco a farsi benedire. Dato che ci siamo trovati a parlare anche di armi, è qui che invece entra in gioco un altro paragone: quello con Fallout 3. Similmente a quest’ultimo titolo, è infatti possibile apportare varie modifiche alle varie armi base che si trovano sparse per l’isola, usando materiali di ogni tipo trovati in giro o acquistati dal trafficante di turno, immancabile anche in mezzo agli zombie. Questo sistema permette di dar vita a una serie di oggetti tutti da scoprire, in grado di dare scosse elettriche ai malcapitati zombie o mutilarli grazie al soddisfacente sistema di smembramenti messo in piedi da Techland. Completare le missioni ci offre la possibilità di avere accesso ai cosiddetti progetti, in modo da sbloccare tipi di armi aggiuntive da costruire. Who Do You Voodoo, Bitch Dal punto di vista tecnico, non si può negare il lavoro svolto da Techland sull’impatto visivo dell’isola, che permette di godere di panorami in grado di mozzare il fiato, che però non fanno dimenticare alcune evidenti sbavature presenti nel sistema grafico che viene mosso dal Chrome Engine, motore creato dallo stesso team polacco nel 2003 e arrivato alla sua quinta versione. Così come con Call of Juarez: The Cartel, le limitazioni del comparto grafico vengono tutte quante fuori quando si parla di texture e dei loro problemi di caricamento, di animazioni talvolta poco convincenti e di una gestione delle collisioni sicuramente da rivedere: capita infatti spesso di avere l’impressione che con la stessa arma talvolta si riesca a colpire nemici più lontani, mentre altre volte no senza ovviamente capirne il perché. Per non parlare di episodi di “compenetrazione” con gli zombie circostanti, sicuramente nascosti dalla visuale in prima persona ma occasionalmente evidenti. Da dimenticare le fasi di guida (ebbene sì, ci sono anche i veicoli coi quali muoversi in giro per Banoi): siamo d’accordo sul fatto che queste sicuramente non sono fatte per svolgere un ruolo centrale all’interno di Dead Island, ma questo non può giustificare il livello del modello di guida che appare decisamente troppo tirato via. Discorso diverso invece per il sonoro, in grado di far leva su una serie di musiche più che adatte alle varie situazioni di gioco (compresa la tamarrissima canzone del filmato d’introduzione che dà il titolo a questo paragrafo) in cui ci si ritrova a muoversi, così come risultano abbastanza credibili tutti gli “effetti sonori” prodotti dagli zombie, utili anche per capire quando questi sono più vicini a noi. Da registrare un doppiaggio non esaltante, ma che comunque fa il suo lavoro. Commento finale Giudicare Dead Island è un’impresa alquanto dura. Si tratta sicuramente di un titolo divertente, questo è certo, anche in grado di strappare quel “faccio questo e poi smetto” , proprio dei titoli che riescono ad attirare il giocatore al punto da mentire a sé stessi. Ma c’è un ma, costituito prima di tutto da una serie di lacune tecniche non trascurabili, che soprattutto nella versione PC lasciano con l’amaro in bocca, seguite da un sistema di gioco che probabilmente molti di noi non si aspettavano, e che di conseguenza finirà per deludere qualcuno. Certo, nel corso dei mesi un’idea di quello che sarebbe effettivamente stato Dead Island ce la siamo fatta tutti quanti, riconducendo già da tempo quel trailer solo a un’operazione di marketing (tra l’altro perfettamente riuscita): l’impressione finale è che pur facendosi apprezzare, questo gioco voglia attingere da più parti senza andare a premere sull’acceleratore in nessuna direzione, preferendo rimanere sulle sue sfruttando le buone idee che comunque sono presenti. Il consiglio finale può essere solo uno, come spesso accade in questi casi: dato che il gioco è arrivato sul mercato da qualche giorno, fate in modo di provarlo e decidete voi se è il caso o meno d’investire su di esso i vostri soldi. Quello che noi possiamo dirvi è che alla fin fine prendere gli zombie a legnate (nel senso letterale della parola) offre le sue soddisfazioni. Cosa ci piace Cosa non ci piace Fare a botte con gli zombie Struttura aperta Presenza di elementi ruolistici collaudati Evidenti problemi tecnici Assenza di una trama degna di tale nome Design affrettato per alcuni elementi Dead Island Dead Island: la recensione
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Continua a leggere: Gameloft distribuisce giochi HD per i nuovi Tablet P e Tablet S di Sony24 set
Intervistato dai colleghi di Official Nintendo Magazine , il vicepresidente di Bethesda Pete Hines non si è precluso la possibilità futura di portare Skyrim su Wii U ma, al tempo stesso, ha spiegato quanto possa essere faticoso il processo di riprogrammazione di un titolo del genere specie per una console nuova che adotta soluzioni hardware inedite come, appunto, la prossima piattaforma ad alta definizione della casa di Super Mario: “Guardiamo con estremo interesse a qualunque piattaforma sia in grado di supportare i nostri giochi, quindi si, un porting di Skyrim su Wii U è certamente una possibilità a cui pensiamo e che non vogliamo precluderci. Sviluppare su più piattaforme è però un lavoro enormemente dispendioso: non potete immaginare l’enormità di lavoro da sobbarcarsi già adesso per proporre un proprio titolo su 360, PS3 e PC tra test e localizzazioni in tutte le lingue. Lavorare su Wii U, perciò, non significa solo studiare un hardware nuovo di zecca ma significa anche sostenere il gigantesco processo di doppiaggio e di testing delle fasi dei dialoghi in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Vedremo, Skyrim su Wii U rimane sicuramente una possibilità.” Nell’attesa che il dio-drago Alduin si prepari a svolazzare su Wii U, vi ricordiamo che The Elder Scrolls V: Skyrim è previsto in uscita per l’ 11 novembre su PC, PS3 e X360. The Elder Scrolls V: Skyrim – galleria immagini Elder Scrolls V: Skyrim – Bethesda pensa a una conversione futura su Wii U
Continua a leggere: Elder Scrolls V: Skyrim – Bethesda pensa a una conversione futura su Wii U23 set
Chi non conosce Worms, la serie di videogiochi più divertente di tutti i tempi, probabilmente non ha vissuto sul pianeta Terra negli ultimi 15 anni. La.
Continua a leggere: Worms per Android: la recensione del Gioco di Guerra più divertente …21 set
Quando il Team Ninja ha annunciato Dead or Alive 5 , la scorsa settimana al Tokyo Game Show , si è riferito al titolo parlando di ‘fighting entertainment’ e non del classico gioco di combattimento. Yosuke Hayashi ha spiegato ai microfoni di Joystiq che la descrizione si riferiva principalmente alle arene. I vecchi giochi di combattimento “vantavano una grafica eccezionale, un gameplay divertente e molti altri elementi al top”, tutti aspetti che nei picchiaduro moderni sono andati lentamente a scemare . “Ora come ora questo genere non offre più il massimo sotto quei punti di vista”, ha spiegato Hayashi, che spera di invertire la tendenza proprio con DoA5. “Nei vecchi capitoli della serie le zone pericolose erano ben definite e le arene non cambiavano molto. Osservando il video di presentazione, invece, noterete che l’ambientazione cambia continuamente e che al suo interno succedono cose di ogni tipo”. Dead or Alive 5: Yosuke Hayashi promette arene incredibili
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